Le femmine del babbuino – carta

(1 recensione del cliente)

15,90

49 disponibili

Descrizione

Si inizia quasi sempre da un cadavere, e da quanti ne seguiranno i destini, e parrebbe essere quello di un corvo, nero come la pece.

“I commissari, i poliziotti, sono degli scrittori” -, scrive Mechi Cena, – “ricostruiscono passati, a volte li inventano. Li riscrivono” e Antonio Laitano è questo. Un poliziotto, vedovo, ammalato, confinato da qualche inciampo nella carriera in un commissariato che si chiama La Biscotteria.
La vicenda, scritta dall’alto come se un falco o un satellite spia sovietico avesse per anni seguito i percorsi dei protagonisti, fotografandone gli incroci, i momenti cruciali e rischiosi, è ambientata nel 1983, anno cruciale per la storia italiana. L’anno del primo governo a guida socialista che tante conseguenze ha avuto nella storia del paese fino ai giorni nostri.
Si inizia quasi sempre da un cadavere, e da quanti ne seguiranno i destini, e parrebbe essere quello di un corvo, nero come la pece. Viene ritrovato su di una spiaggia il corpo del proprietario di una grande villa all’Isola d’Elba. E’ lì che Laitano vive e fa il suo mestiere. Ed è lì che si incrociano i primi passi dei personaggi del racconto.
A fare da guida al racconto è una nave da carico sovietica che dal mare baltico naviga fino alle coste del Corno d’Africa per consegnare armi all’Irak di Saddam Hussein. È nella scia di quest’ultima che si dipanano i destini dei protagonisti e i loro percorsi nella storia di quegli anni. Il commissario dovrà arrivare fino ad un villaggio sperduto della Somalia per annusare – assieme all’odore dell’albero dell’incenso -, anche quello di uno straccio sporco di una verità miope e irresponsabile quanto lo sono gli esiti del colonialismo italiano e dell’imperialismo sovietico e americano.
“Adorava la Settimana Enigmistica. Forse non tutti sanno che, che mette insieme capra e cavoli, cose che stanno sulla stessa pagina e non c’entrano un cazzo l’una con l’altra. Ma stanno lì, e qualcuno le mette insieme”.
Questa è la verità che Laitano ci fornisce, sul mondo, sulla vita e sulla morte.

Informazioni aggiuntive

Autore

Mechi Cena

Pagine

360

Formato

15×21 – rilegato

1 recensione per Le femmine del babbuino – carta

  1. vito ditaranto

    Ho smesso di dormire. Esistono sicuramente mille modi per prendere sonno, ma io non ne conosco neppure uno. Un tempo dormivo un sonno immobile e profondissimo. Dall’età di undici anni, le mie notti sono state un buco nero di tenebre, un pozzo di incoscienza dal quale solo una persona armata di molta pazienza poteva strapparmi. A volte mi addormento. A volte no. Resto immerso nel dormiveglia, a sgranare pensieri assurdi. Ma la lettura spesso mi tiene compagnia tutta la notte. Ed è proprio con la lettura che io parto e viaggio per il mondo. Partire, andare nel mondo vuol dire innanzitutto uscire da se stessi, rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro “io” come se noi soli fossimo il centro di tutto Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, magari un libro. Partire è non lasciarsi chiudere nei piccoli problemi, nelle comodità, nella monotonia dorata . Partire non vuol dire solo fare strada , attraversare mari o volare verso cieli sereni, partire è anche leggere un bel libro.

    “…Camminando, i suoi lunghi capelli ondeggiavano e sembrava dicessero tanto decido io, decido io di chi innamorarmi.
    L’immagine della donna, che solo il paziente nello studio del medico riusciva a vedere, aveva limpidi occhi chiari e camminava nella sera con un cane trotterellante al guinzaglio.
    L’uomo, al contrario, aveva lo sguardo opalescente e svagato di un fumatore d’oppio. Gli facevano quell’effetto gli occhi di sua moglie, anche solo a ricordarli…”

    “Le femmine del babbuino” mi ha elettrizzato immensamente. Un noir nel senso più classico del temine. Da molto non mi accadeva di leggere un thriller/noir così avvincente. Abbastanza complesso, ma talmente intrigante che non dà tregua, né permette interruzioni. C’è, a capitoli alterni, una storia nella storia, raccontata da un Io narrante, che spiega il perché di tutto ciò che è accaduto; ma solo all’ultimo si capirà chi stesse parlando! Lo stile con cui la storia è scritta è ottimo. Frasi brevi o brevissime. Citazioni bene inserite nel contesto, che denotano profonda conoscenza in molti campi. Capacità di tenere il lettore col fiato sospeso. Trovate mai scontate. Tanti concetti profondi, che meritano una seconda e anche una terza rilettura: io ho evidenziato alla grande! E non mi succede spesso. Non posso fare a meno di spremere qualche lacrima su questo libro che ora devo lasciare e che mi è giunto in modo talmente indolore e spontaneo, che praticamente non ho dovuto fare altro che chiudere gli occhi, lasciarmi andare e aprire le mani. Il personaggio di Laitano mi è subito piaciuto, prende, sconvolge, e non smette di inseguirti sino al termine della lettura, a volte mescola anche simpatia e tenerezza..

    La scrittura di Mechi Cena è insolitamente bella; l’approfondimento dei personaggi a volte enigmatico e criptico mi è piaciuto. Riuscendo a mescolare avvenimenti di cronaca locale con i più sofisticati intrighi internazionali, intrecciando storie di spionaggio, avventure in Etiopia, complotti russi, sesso e droga; insomma in questo libro appassionante c’è un po di tutto. Gli eventi si sussegguono incalzanti, uno dopo l’altro, e non ci si annoia mai.

    Tecnicamente l’autore ci presenta una serie di eventi e racconti apparentemente slegati tra loro, che cominciano a incastrarsi a metà romanzo e trovano posto in maniera egregia nel quadro finale incastonando in maniera perfetta tutte le tessere del puzzle.

    Il romanzo in sé rappresenta lo sviluppo dell’uomo in stati sempre più elevati, più vari, lontani, più larghi, tendenti ad altezze ignorate, in breve la ricerca dell’elevazione dell’uomo alla continua ricerca di un identità, l’incessante trionfo dell’uomo su se stesso per adoperare in senso supermorale una formula morale.

    La componente tipicamente noir, preludio a un tono decisamente giallo, che in alcuni momenti si accosta alle descrizioni di Alfred Hitchcock, si avverte sottopelle e non ruba mai la scena all’azione: una corrente sotterranea svelata a tratti e con cautela. Il romanzo può essere accostato facilmente ail genere letterario del grande G.Faletti con il quale indubbiamente condivide la stessa tensione narrativa.

    Nonostante qualche rigidità di trama, qualche caduta di tensione narrativa in dialoghi e descrizioni,che comunque meritano attenzione, quello di Mechi Cena è un libro particolare, forse accreditato da una scelta espressiva esasperata fino al suo apice, senza cedimenti o perplessità: l’autore assume uno stile estremo e lo porta fino in fondo. Tutto questo dimostra un’ispirazione vissuta e metabolizzata, capace di far intuire una crescita ulteriore di personaggi e narrazione. La lettura risulta più che gradevole, e conferma la bravura dell’autore che regala al lettore momenti di tensione accompagnati da momenti di ilarità.

    Un libro ben scritto, l’attenzione del lettore è sempre tenuta viva. L’azione si mescola alla suspense o a momenti di riflessione dei personaggi, tutti piuttosto ben delineati.

    Un bel thriller insomma.

    Non manca uno spessore morale a quanto raccontato: la verità alla fine si svela; è quindi inutile cercare di architettare piani per i propri fini.

    “…Lei aprì le braccia, come per abbracciarli entrambi, come per chiudere un cerchio.
    Se non fosse stato che uno era nero come la pece, sebbene col naso stretto, e l’altro bianco, avrebbero potuto essere fratelli…”

    Sfibrante, estenuante e sorprendente in ogni avvicendamento. Questo è sicuramente un grande libro con colpi di scena sorprendenti, curve da brivido e un ambiente che si rivela come una sensazione di disagio claustrofobico.

    Questa storia è una miscela di classico mistero e suspense claustrofobica. E’ un viaggio che non si vuole terminare.

    La storia è veramente ben costruita. Ogni personaggio ha una sua personalità delineata con zelo. La narrazione risulta inquietante, a volte critica, ma coinvolgente, claustrofobica, facendo divenire l’intero romanzo un thriller da non perdere assolutamente. Compulsivo, con una costante sensazione di pericolo per alimentare l’ansia ma al tempo stesso interrotta da intermezzi romantici che placano la tensione. Consiglio la lettura di questo libro perché è un libro che ti fa venire l’ansia, ti fa sentire qualcosa che ti emoziona e ti appassiona.

    Un libro ricco di emozioni.

    Lettura obbligata.

    Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.
    …a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

Aggiungi una recensione